Isola Gallinara

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L’Isola Gallinara è un isolotto situato nei pressi della costa ligure, nella Riviera di Ponente, di fronte al comune di Albenga a cui appartiene. L’isola dista 1,5 km dalla costa, dalla quale è separata da un canale profondo in media 12 m; essa costituisce la Riserva naturale regionale dell’Isola Gallinara.

L’isola prende il nome dalle galline selvatiche che la popolavano in passato, come riportano Catone e Varrone. Fu il rifugio di San Martino di Tours verso la fine del IV secolo e di un monastero fondato dai monaci colombaniani di San Colombano di Bobbio in epoca longobarda e successivamente passato ai monaci Benedettini, che venne venduto in seguito, nel 1842, a privati.
Nei fondali circostanti l’isola sono stati trovati vari relitti e manufatti, risalenti in alcuni casi al V secolo a.C. e identificati come provenienti dalla zona di Marsiglia, per via dei commerci avvenuti in passato. Svariati reperti sono conservati nel Museo Navale di Albenga presso il Palazzo Peloso Cepolla, tra cui molte anfore di epoca Romana dal periodo repubblicano fino al VII secolo. Nino Lamboglia effettuò qui il primo recupero subacqueo della storia nel 1950.

Gallerie per gli armamenti durante la Seconda guerra mondiale

Sull’isola sono presenti due gallerie scavate dai prigionieri di guerra quando l’isola venne occupata dai tedeschi durante la seconda guerra mondiale. Sono alte circa due metri e hanno una larghezza di circa tre metri, sezione quadrata piuttosto irregolare, poiché non rifinita. Si incrociano con un angolo di 90° consentendo un controllo marittimo a 360° sulla zona di mare antistante. Alle estremità delle gallerie si trovano delle piazzole di quindici metri per quindici, ormai coperte dalla vegetazione, sulle quali i cannoni provenienti dai binari collocati nelle gallerie potevano brandeggiare comodamente. Nelle gallerie venivano stoccati i proiettili. Alla fine della guerra il tutto venne smantellato e portato presso l’Arsenale di La Spezia.

Attività subacquea

L’attività subacquea presso l’isola era stata proibita per via della presenza di ordigni bellici inesplosi sul fondale e per via della presenza di un relitto (44°1’0.7”N 8°13’0.5”E) risalente al XVIII secolo.
Una successiva ordinanza ha consentito le immersioni subacquee accompagnate dalle guide locali dei diving center convenzionati. Sui fondali e sulle pareti si possono trovare margherite di mare, spugne gialle (talvolta anche di grosse dimensioni), rare Chaetaster longipes e una grande abbondanza di vita bentonica.
In particolare l’isola presenta due punti di immersione:
Cristo redentore o Punta Falconara (44°1’24.75”N 8°13’33.96”E)
Nel fondale circostante l’isola è stata posata una statua di Cristo il 29 settembre 1998. L’immersione è piuttosto semplice e poco profonda, fino al massimo di 18 metri, a meno di voler proseguire oltre un gradone per immergersi fino ai 22. La fauna bentonica è abbondante e caratterizzata da notevoli colonie di nudibranchi, mentre oltre il gradone si trovano abbondanti margherite di mare.
Punta Sciusciau (44°1’34.08”N 8°13’44.77”E)
Dai 15 ai 30 metri, non presenta alcuna difficoltà particolare fatta eccezione per la profondità e, talvolta, per la corrente. È frequente l’osservazione di esemplari di buone dimensioni di cernie, murene, polpi e scorfani, e verso i 30 metri di profondità, di spugne anche di grosse dimensioni.